Formazione e Azienda

Formazione e Azienda: e’ tempo di cambiare
Pubblicato da Nicola Miceli in Consulenza Aziendale • 31/07/2012 17.13.47
Quale ruolo ha la formazione, e come collegarsi al mondo del lavoro?

In questo periodo c’è un termine che ricorre spesso e che viene interpretato a seconda delle diverse accezioni: “crisi”.
Il vocabolario recita:” ..è un cambiamento traumatico o stressante per un individuo, oppure una situazione sociale instabile e pericolosa”.
Che sia in atto un cambiamento traumatico e’ agli occhi di tutti e altrettanto che sia una situazione instabile (tralascio il pericolosa), ma questa e’ anche un’opportunità di fare un cambio di passo e non lo diciamo certo come una sorta di “filologia consolatoria”.
Proprio per questo bisogna andare piu’ a fondo su cosa si intende e quali sono queste opportunita’ di cambiamento.
Ma facciamo prima un po’ di autoanalisi: nel momento di difficolta’ cosa abbiamo sempre fatto?
Il contrario di cio’ che si dovrebbe fare, tagliamo gli investimenti nella formazione ritenuti ancora, con un approccio troppo conservatore, un optional quasi di lusso.
Ma questo e’ un errore che si paga caro e il gap che abbiamo rispetto alcune nazioni piu’ virtuose ci rendono evidente quanto cio’ lo stiamo pagando realmente a caro prezzo.

Ieri
Guardandoci indietro, nel passato addirittura quando le cose andavano bene, era proprio allora il momento di investire nella formazione ed invece chi lo faceva agiva in questo modo per distinguersi come se fosse un bene di lusso da ostentare.
Oggi con il senno di poi si sta invertendo questa tendenza tanto che molte imprese tendono a sfruttare i fondi interprofessionali, molte imprese stanno rinnovando il processo produttivo e cominciano ad investire sulla formazione delle risorse aziendali sentita come leva per recuperare efficacia ma soprattutto efficienza.Della serie, meglio tardi che mai.

L’esigenza formativa oggi
Ma qual’e’ la domanda di formazione proveniente dalle aziende come primaria esigenza sull’offerta formativa delle diverse scuole di management ?
Da una recente indagine che ha visto coinvolte aziende medio-grandi, la domanda verte nell’ambito di temi importanti come la Leadership ed Execution Management .
Emerge con particolare evidenza l’orientamento della formazione manageriale sulle strategie di breve e medio periodo del business e sulla diffusione dei saperi e dei comportamenti necessari per l’azienda: le performance, il cambiamento, la capacita’ appunto di leadership delle persone e delle aziende.

E’ quindi richiesto nelle aziende ‘moderne’ un elevato livello di execution, una rapidità di pensiero e azione – emerge pertanto la necessita’ di essere semplici, pensare semplice, agire in modo semplice – un’ ossessiva attenzione ai dettagli, ai processi operativi ed una particolare attenzione ai costi dei processi produttivi.
Per una buona leadership sono fondamentali tre ingredienti essenziali: oltre ad una profonda autoconsapevolezza, la capacità di ricercare,individuare ed aggregare in tempi rapidi le diverse competenze che possano gestire problemi complessi ed infine la capacità di modulare in funzione della situazione e delle caratteristiche degli interlocutori il proprio stile di leadership.

A partire dall’anno 2000, le imprese si sono quindi trovate ad affrontare una realt
caratterizzata da profondi stravolgimenti tecnologici, apportando di conseguenza dei
mutamenti nelle professioni.
Ecco allora che l’importanza delle competenze, delle conoscenze e della capacità di apprendimento continuo si è rivelata fondamentale per le imprese, dimostrando
dunque interesse nel cercare di trattenere le persone con maggior talento.
Dobbiamo capire i reali bisogni all’interno dell’azienda e tra questi emergono sia lo sviluppo dei talenti, sia l’ulteriore crescita professionale di quella generazione meno giovane dai 45 ai 60 anni; essi, grazie alle loro competenze, esperienze, capacità rappresentano un vero patrimonio professionale delle imprese. E ci si sta accorgendo che nel mondo produttivo si sono persi molto know-how e competenze preziose.
Questi due poli, talenti e over 45, rappresentano la vera sfida della formazione e delle imprese, ovvero sta emergendo nelle aziende la necessità di poter gestire le diverse culture del lavoro; molte imprese si trovano a dover mediare tra i modelli valoriali e culturali diversi tra le due generazioni.

Com’e’ mutato il focus delle aziende?
Ma torniamo al tema centrale e cogliamo allo stesso tempo occasione per riepilogare.
Da questa recente indagine condotta dall’ ASFOR e i cui temi sono stati dibattuti ad un recente convegno all’ Università Cattolica di Milano a cui ho avuto piacere di partecipare con grande interesse, e’ emerso che il focus delle aziende in relazione all’offerta formativa è mutato in modo significativo.

Dalla formazione standard alla formazione efficace
Oggi le aziende pongono maggiore attenzione all’efficienza dei programmi formativi e, come abbiamo evidenziato all’inizio dell’ articolo, ricorrono sempre piu’ a finanziamenti esterni.
Ma quali modalità formative vengono privilegiate ritenendole più idonee ai loro bisogni?

Tra i metodi preferiti vi sono quelli che consentono una certa contestualizzazione dell’apprendimento e il coinvolgimento dei partecipanti.
Oggi se si vuole erogare formazione di qualita’ non ci si puo’ piu’ permettere di tenere corsi di formazione con belle teorie ‘motivazionali’ di tecniche per la gestione delle risorse e la finalizzazione degli obiettivi senza un progetto ‘ad hoc’.
Oggi l’ azienda evidenzia un forte interesse per la valutazione dei risultati della formazione e dell’indice di ritorno dell’investimento formativo, il cosìdetto ROI (Return On Investment).
Mi verrebbe da dire: “E’ finito il tempo delle favole”.
(Tra l’altro è particolarmente attinente al momento economico che stiamo vivendo)
Infatti per effetto della crisi, la formazione viene orientata verso logiche di efficienza sia nella gestione sia nei contenuti.
Si manifesta così un evidente calo di interesse, già rilevato nel 2008 e nel 2009, verso soluzioni formative standardizzate: corsi esterni a catalogo.

Gli investimenti maggiori si concentrano sui programmi di supporto al cambiamento strategico e organizzativo e sullo sviluppo della leadership individuale e collettiva di persone considerate di elevato potenziale.
Vi è, al contrario, un interesse crescente per “soluzioni formative a progetto”, costruite su misura, fortemente contestualizzate alla specificità della propria azienda; ad esempio in Italia un modello di eccellenza che rientra in questi parametri e’ il modello HPO System (http://www.hposystem.it/hpo-system.html) la cui efficacia risiede nel metodo di indagine, che raccoglie ed elabora sia dati contabili che extra-contabili, ampliando il concetto di controllo di gestione anche a fattori non misurabili dalla tradizionale funzione AFC(Amministrazione Finanza Controllo), come la motivazione delle risorse umane (fattore M) e la comunicazione interna.

In definitiva il metodo formativo ottimale è quello orientato a rendere protagonista l’azione, lo scambio, la collaborazione tra i partecipanti.
Il coaching è sempre più diffuso e contribuisce a migliorare i comportamenti organizzativi, la qualità delle competenze manageriali, la leadership, le performance di business.

Si amplia l’applicazione di quello che viene definito action learning cioe’ imparare attraverso progetti reali, per lo sviluppo dell’innovazione, della capacità di lavorare in team.
Si vanno diffondendo anche soluzioni formative attraverso utilizzo di metafore e simulazioni (experiential learning), applicate alla specifica realtà aziendale.

In un momento di difficoltà il tema dell’efficacia e dell’efficienza della formazione diventa strategico ma nel nostro paese ci sono imprese che riescono ad affrontare meglio di altre questa “sfida epocale”, investendo nel capitale umano, nell’innovazione e nella ricerca.

Ma investire nella formazione non vuol dire soltanto addestramento delle proprie risorse umane ma soprattutto chance di crescita delle persone.
Quindi lo sguardo oggi non deve essere nel breve termine ma nel medio lungo-termine e parafrasando una vecchia massima cinese “”se vuoi investire per un anno semina riso; se vuoi investire per dieci anni, pianta alberi da frutto; se vuoi investire per una vita, cresci persone”.

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