Da Chivasso ad Ivrea, la Poesia ha le ali della libertà

La Poesia ha le ali della libertà

Poesia e liberta-I-Foglio-01

Un’esperienza unica. Un contesto certamente un po’ atipico per parlare di un tema come la poesia.

Un’arte per taluni secondaria rispetto altre di maggior appeal.
E’ vero, la poesia ha iniziato il suo nuovo percorso da Chivasso come arte di nicchia che vuole tuttavia diffondere cultura ed emozioni.
Un incontro davvero denso di sentimenti ed emozioni quello con i detenuti della casa circondariale d’Ivrea.

Questa volta rabbia, dolore, solitudine, frustrazione hanno lasciato posto all’emozione che un grande poeta del nostro tempo e’ riuscito a regalare: Innocente Foglio.

L’esperimento (consentitemi questo termine) di portare la poesia all’interno delle mura di un carcere e’ pienamente riuscito.
E la sua riuscita non è un parere, ma un riscontro oggettivo determinato dagli applausi, i sorrisi, le emozioni, gli abbracci e baci che le persone detenute hanno voluto regalare a Innocente Foglio al termine di ogni sessione di presentazione.

L’idea e’ stata quella di parlare di poesia non facendo docenza o comunicando in modo distaccato dall’alto di una posizione “privilegiata”..

No affatto, fin dall’inizio il nostro approccio e’ stato di massima autenticità pochi fronzoli e neanche troppa retorica.

Dopo una breve introduzione dell’Associazione ONLUS AVP Tino Beiletti d’Ivrea che ci aveva invitato, ho presentato personalmente l’amico artista Innocente Foglio.

Abbiamo quindi iniziato con un’intervista, una modalità già sperimentata in passato con successo, che ha consentito al poeta di esprimersi al meglio.
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La poesia entra in scena

La sua comunicazione diretta, vera e densa di emozione con tratti sapienti di autoironia ha rotto in pochi minuti il comprensibile muro di diffidenza e chiusura che avevamo di fronte.

L’amico Nicola intervistava l’affermato poeta che rispondendo rivelava con spontaneo trasporto, episodi intimi e aneddoti personali del suo passato.

Innocente come un esperto pittore dipingeva la tela dei suoi ricordi con i colori dei sentimenti passati e presenti.
Nessuno sbadiglio, nessuno che si alza per lasciare il suo posto..
L’alto livello di attenzione dei “ragazzi” che ci ascoltavano ce lo “raccontava” la loro postura, la loro mimica: teste inclinate, busto sporto in avanti, mano leggermente appoggiata sotto il mento, occhi puntati sull’interlocutore.
Innocente esprime fin da subito il suo sentire in un contesto così diverso dal solito convegno, scuola, associazione.
In fondo anche lui vive una forma di prigionia, afferma il poeta..
Una gabbia che lo tiene costretto a quella sedia a rotelle.
Non e’ certo una gabbia paragonabile alla vostra che vi priva della libertà a 360 gradi…ma e’ pur sempre una forma di prigionia afferma Innocente.
D’altronde anche il mio nome e’ qui fuori luogo..dice sorridendo
Innocente, parla della poesia come strumento per volare, per continuare ad avere la forza di sognare, per visitare posti che non avrebbe mai potuto visitare, per correre….
Già per correre, la sua poesia gli consentiva di poter fare quelle corse che mai aveva potuto fare, ma da quelle corse purtroppo non tornavo mai sudato..
Parla di cultura, di storia, del valore dell’amicizia, dell’amore, della speranza della fede….del valore profondo del perdono, della poesia come preghiera, la forma più alta di comunicazione.
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La Poesia provoca emozioni inattese..

Al termine di ogni sessione ecco il momento delle domande, di esprimere il proprio “sentiment”…un’opportunità di dirci cosa hanno provato..
Timidamente si alza la prima mano, raggiungo questa persona che per motivi di privacy chiamerò GianFranco (altrettanto farò con altri nomi di fantasia).
(Ora io farò un esperimento, si perché cercherò di trasmettere le loro parole come un flusso di un torrente che non trova argini a contenerlo e segue soltanto la sua natura impetuosa.)
GianFranco:
Abbiamo bisogno di “prenderci per mano”, per non sprofondare nella solitudine…abbiamo bisogno di iniziative come queste, perché consapevole di aver commesso degli errori ma dopo aver espiato la mia pena quando tornerò libero vorrei poter riprendere in mano la mia vita….perché qui non è vivere.
Jordan:
Il dono che hai di toccare il cuore con le parole, di lenire le ferite, di trasportarci nelle emozioni,ho avuto la sensazione che il tempo si sia fermato….non smettere di scrivere.
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La tua poesia è un bagliore nella notte

Poesia,bagliore nella notte

E Gennaro (anche lui nome di fantasia) che incontriamo nella sessione prevista per parlare di poesia ai collaboratori di giustizia.
C’è una protesta in atto che si manifesta con la decisione di non partecipare…..solo due persone si presentano.
Gennaro ci scruta con gli occhi di chi non molla mai il il contatto visivo con il suo interlocutore, lo sguardo di chi è stato forgiato dal tempo, dagli errori, dal dolore……dalle scelte e dalle conseguenti rinunce.Viveva in un regime carcerario rigorosissimo, in cui il tempo scorreva lentissimo, si rischia la follia dice..

Ad un certo punto la terribile scelta…vivere in quelle condizioni e forse rischiare gesti estremi dettati da momenti di solitudine e disperazione oppure….già oppure, rinunciare a tutti i suoi affetti più cari e trascorrere forse il resto della sua vita in assenza di libertà ma in condizioni certamente più sopportabili.
Gennaro ora puo’ coltivare interessi di bricolage, fare corsi per apprendere le nobili arti manuali, leggere ed imparare…..impegnandosi a diventare un uomo migliore di quello che è stato nel suo passato.
Ora i suoi affetti li può solo sentire telefonicamente.
E’ il caro prezzo che ha deciso di pagare ma forse anche lui ha fatto pagare un caro prezzo a qualcuno nel passato….non lo sappiamo, ma è molto probabile che sia così.
Alla fine dopo aver ascoltato il nostro poeta, e dopo essersi emozionato..ci confessa che non vuole parlare di questa bella esperienza agli altri, con un infantile atto egoistico, la vuole tenere per sè privando gli altri di questa gioia.

Will:
Non capisce l’italiano…eppure vuole intervenire, non parla ne’ italiano ne’ francese….only English ….ok ci provo
Tell me Will…
La volontà di poter essere coinvolto in queste emozioni..
Mi e’ piaciuto molto ciò che mi è’ arrivato…
Ho avuto la sensazione di come un “padre parla ad un figlio”..

C’è nulla da fare, pur non capendo la lingua,ciò che “parte dal cuore arriva al cuore” in un linguaggio universale che non ha barriere..

Ancora una volta la poesia compie il suo vero miracolo, passatemi la battuta: “un’evasione consentita”, grazie alle parole di un grande poeta del nostro tempo.

Torniamo, dopo 10 ore tra viaggio, attese, dopo tre sessioni diverse a tre categorie diverse di detenuti, stanchi ma arricchiti da questa esperienza.
Torniamo da un’esperienza in cui crediamo fiduciosi di aver donato qualcosa ma al tempo stesso con la certezza assoluta di aver ricevuto molto.

[Nicola Miceli]

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